ORTICHE SUL FIUME



Quando io ero piccola non c'erano gli educatori del doposcuola, i tempi erano disorganizzati e ludoteche e baby sitter non si sapeva nemmeno cosa fossero. 
Si giocava e basta.
Ci bastava una bicicletta anche scassata (io avevo una piccola Graziella bianca) e chi non la possedeva si metteva in piedi sul portapacchi reggendosi sulle spalle dell'amico e via, si partiva, in cerca di qualcosa, di una pozza d'acqua, di un prato, oppure di un campo di grano, dove potercisi tuffare e rotolare, col grosso rischio poi di essere sgridati dal contadino.
Oppure si andava presso le sariole a rubare qualche bagno o in cerca di rane, di nidi e di girini.

Eravamo un gruppo numeroso di bambini e bambine, tutti vicini di casa e di età diverse. 
C'era chi già frequentava le elementari e chi come me, di lì a poco, sarebbe andato a scuola per la prima volta.
A tutti comunque piaceva fare quelle piccole fughe in campagna, alla scoperta di avventure e sorprese.

Andar per fossi e scendere in paese erano fra le esperienze più ricercate e per noi di Mura Alta era sempre un sogno poterci spingere oltre e magari arrivare giù, fino al fiume, fino alla Rosta o in Bravadorga, di nascosto dai genitori.
A volte, quando era bel tempo, ci si organizzava per una merenda: i più fortunati portavano del pane imbottito con la Nutella, oppure la famosa pagnottina, o un sacchetto di patatine. 
Io e i miei fratellini, invece, potevamo solo scegliere fra pane-burro-miele, pane-burro-zucchero, oppure pane e marmellata, preparata in casa dalla mamma.

Una delle ultime scorribande fatte al fiume, me la ricordo bene, fu quando, diventata un po' più grande, dovetti, io, prendermi cura dei bambini un poco più piccoli. 
Quella volta successe che una bimbetta vedendo dei bei fiori piuttosto alti di color viola, ci si immerse per raccoglierne un bel mazzo. 
Sfortuna volle che i bei fiori non fossero altro che delle rigogliose e ardite piante di ortiche fiorite: la piccola cominciò ad urlare a squarciagola, come una forsennata. 
"Ahia! Ahia!"
Riuscire poi a recuperala da quel boschetto irritante e pungente fu una vera impresa.

E fu proprio in seguito a quella volta che quella bimbetta venne poi chiamata da tutti 'Ortica'.

(Annalisa Pagani)