BIGLIETTO D'ANDATA


 

Ho scelto Palazzolo per il suo nome.
Mi affascinava questa cosa di stare Sull'Oglio, il desiderio morbido di lasciarmi cullare da un fiume, di sentirne il respiro lento, ogni giorno.

C'era scritto Palazzolo sull'Oglio, tanti anni fa, sul biglietto del mio treno che correva verso il nord.

Ed ho trovato un luogo sorridente, che dal fiume si lascia attraversare ben dentro, nel profondo, e lo accoglie in sè sotto i ponti, nelle sariole, lungo le castrine, e non si stanca di contemplarlo, nel suo scorrere eterno, immutabile eppure nuovo.

L'Oglio è una presenza pulsante e viva, che mi scivola accanto in silenzio ma che non si può ignorare. 
 Perché l'Oglio ha un suo respiro. E un suo sguardo. Ha un suo brillio impalpabile, che viene a prendermi negli angoli delle vie, nei vicoli, nelle piazze.

L'Oglio ha questo suo modo di guardarmi sorridendo, ogni volta che i miei occhi si impigliano sulla superficie lucida dell'acqua. 
Mutano le stagioni, mutano i colori, ma quel suo sguardo resta, fermo e potente, a cercare i miei occhi.

E quando finalmente mi lascio guardare, l'Oglio comincia a raccontare. Mi racconta di sè. Mi racconta storie che non so, ma che ascolto perché sanno stupirmi, ogni volta.

C'era scritto Palazzolo sull'Oglio, tanti anni fa, sul biglietto del mio treno che correva verso il nord. E adesso, ogni volta che sono lontana da qui, questo fiume mi manca. 
Perché dopo averlo ascoltato, so di non poterne più fare a meno.

(Racconto e foto di Enza Verrocchi, profe di italiano, mezzo cuore in Abruzzo e l'altra metà sul fiume)