GIUSEPPINA: PICCIONI E PICCIONCINI


"Una delle prime parole che ho imparato a scrivere è stata "Palazzolo sull'Oglio", seguiva la data.


Ce lo facevano scrivere le suore in seconda elementare, forse anche in prima come intestazione sui nostri quaderni all'inizio di ogni fatica quotidiana. Poi ho dovuto distinguere Oglio da olio, ma non è stato difficile.... Solo da poco ho scoperto che l'Oglio scorre per 280 chilometri, ma perchè si chiami così ancora non lo so.


Quando avevo 13 anni i Prati d'Oglio, diventarono il teatro di alcuni "incontri segreti" delle mie compagne di scuola che ci andavano munite di mangiadischi per incontrare dei ragazzi, nostri coetanei e a loro volta compagni di scuola. Io non ci andavo perchè ero di Cividino, forse per questo non ero invitata anche se frequentavo le medie a Palazzolo.
Mi sentivo un'esclusa, ma forse non mi sono persa niente di particolare.. se non l'eccitazione di quelle "scappatelle" che solo un adolescente vive con una curiosità e un'intensità del tutto speciali e irripetibili. Le mie compagne ascoltavano le canzonette dell'epoca, infilando a ripetizione 45 giri nel mangiadischi e il massimo della trasgressione era fumare (sigarette ovviamente). Forse ci scappò anche qualche bacetto, non so, non l'ho mai saputo con precisione. Ma vuoi mettere il poter interagire finalmente con dei ragazzi in libertà, senza la sorveglianza stretta degli adulti?


Erano altri tempi, i maschietti li vedevamo da lontano, le classi alle medie non erano miste, tranne una che era venuta mista per caso e per necessità, dal momento che i numeri residui non consentivano di fare diversamente. Ed era tutto uno spiarsi, un lanciarsi bigliettini, un dirsi "mi piace quello" e "mi piace quell'altro", le preferenze cambiavano anche rapidamente perchè erano basate... sul nulla, come sempre accade in quell'età beata e difficile.


Ma ai Prati d'Oglio qualche volta ci andavo con mia sorella e il suo fidanzato. Loro si avventuravano nel fiume che in quel punto era bellissimo, molto largo e profondo, di un verde chiaro che scintillava sotto il sole del pomeriggio estivo, uno spettacolo che ho ancora negli occhi. Io preferivo nuotare nella seriola che lo affiancava dove l'acqua era più cupa e si toccava, non mi sentivo ancora sicura. Una volta ci portai anche il mio cane, un bastardino che avevo chiamato Lassie come la star di un telefilm che vedevo in tv. Nei colori, ma solo in quelli, gli somigliava...


Mio cognato diceva che si poteva buttare in acqua anche lui perchè i cani non hanno bisogno di imparare a nuotare, nascono già "imparati". Io invece temevo che non fosse così, il massimo dell'acqua che Lassie avesse sperimentato era la vaschetta in cui lo lavavo e dalla quale usciva scrollando il pelo e sottoponendomi ad una doccia. Ma quando mi gettai per l'ennesima volta, mio cognato spinse nella seriola anche il cane. Aveva ragione, Lassie nuotò accanto a me come se non avesse fatto altro nella sua vita e nuotammo entrambi con grande soddisfazione e divertimento fino al punto in cui si poteva uscire. Ma dovetti aiutarlo io in questa impresa perchè lui non ce la faceva.
Mio cognato, che era un temerario, mi costrinse anche a tuffarmi da una specie di torretta che costeggiava la seriola. Non volevo...non volevo...avevo paura...e poi mi tuffai.


Beh...forse questo mi insegnò che la paura si può vincere...e che ne vale la pena...
Non so se qualcuno ancora oggi vada a fare il bagno ai Prati d'Oglio, forse si, forse qualche ragazzo ci va ancora, allora erano in molti, non c'era altro. Le piscine private e pubbliche dovevano ancora arrivare, al lago e al mare ci andava chi poteva e non certo per tutta l'estate.
Negli anni ho visto il fiume tracimare diverse volte a Palazzolo e inondare le case e la piazza, uno spettacolo che metteva l'angoscia, ma che al tempo stesso affascinava come tutte le manifestazioni che caratterizzano lo strapotere rabbioso della natura. L'acqua filtrava anche nei negozi guastando le merci che poi venivano vendute a prezzi stracciati, in particolare ricordo le scarpe. Ma da tempo non succede più.
Quando si va a Palazzolo, il fiume lo si incrocia sempre e lo si ammira soprattutto dai ponti o dal giardinetto antistante il Comune. A Palazzolo mantiene il suo vigore e il suo odore particolare diverso da quello del lago e del mare. Ha qualcosa di lenitivo, fa bene agli occhi, all'olfatto, alle emozioni.


Ultimamente ho notato che i piccioni hanno ricavato dei punti di sosta o dei nidi negli anfratti dell'alto muro di pietra del LungoOglio. Si rifugiano lì ogni tanto e sembra che anche loro si beino della vista del fiume sottostante, traendone la forza che gli consente di riprendere poi il volo e la vita perchè l'acqua, i fiumi, da sempre sono stati ragione di vita per ogni organismo vivente, uomini, piante,animali.
Parigi, Londra, Roma e molte altre città e paesi sono state edificate lungo la riva di fiumi. L'acqua è fondamentale per lo sviluppo e il mantenimento della vita, non a caso è una delle prime cose che si cercano anche su altri pianeti...
Adesso per me, come per altri, il fiume è diventato soprattutto un soggetto straordinario, sempre cangiante e affascinante, per delle foto.
Ma i ricordi ci sono tutti."

(Giuseppina Armici)