IL PONTE DI ENZA



Capisci Palazzolo solo quando la guardi dal fiume, sul ponte romano.

Quel ponte sta lì da sempre, col suo profilo placido e possente, con quella calma antica, con la lenta litania dei suoi piloni, con gli archi come occhi spalancati sullo scorrere dei secoli.
Quel ponte sta lì da sempre a disegnare un gesto potente e silenzioso, quello di riunire due sponde. Il gesto paziente e saggio di ricongiungere due mondi.

Mura con il ricamo dei suoi vicoli e la piazza che sorride tra le case, soltanto un attimo prima di sollevarti su, verso il castello, verso la torre persa nell'azzurro del cielo.

Quando attraversi il ponte romano non puoi che fermarti e guardare. 
Magari cammini distratta, presa da mille pensieri sfuggenti, intenta soltanto ad allineare i tuoi passi. 
Ma da quel ponte il fiume lo senti addosso. Senza barriere, senza ostacoli. 
Dal ponte il fiume diventa vento sul viso, odore sulla pelle, rumore assordante, brillio di bellezza, fluire inquieto ed eterno, vita. 
E ti spinge a fermarti. A guardare.
Da quel ponte capisci Palazzolo, questa città così diversa, dai volti così mutevoli.
Perché in uno sguardo puoi tenerla tutta negli occhi.
Ed in quell'istante riesci a sentire che Palazzolo è questa terra stretta attorno al fiume, che dal fiume prende forma e nutrimento, che nel fiume nasconde il suo cuore acquatico e che del fiume ha i colori, i suoni, il respiro.

Capisci Palazzolo in uno sguardo, nel preciso istante in cui ti fermi incantata ad osservarla, dal fiume sul ponte romano.

Enza Verrocchi