L’OGLIO DENTRO


 

Il momento migliore per godersi il fiume è l’estate che, di solito, è sempre più calda delle aspettative. L’umidità sfianca. Il vento assente. Le zanzare anche di giorno.

Ad un occhio superficiale l’acqua scorre sempre uguale, ma leggerissime differenze possono cambiare tutto.
Solitamente prima di calarmi nell’acqua sono abituato a fare un giro di ricognizione; una piccola tappa sul vecchio ponte per controllare il colore ma soprattutto per annusare il fiume. Un naso esperto dice tutto. Alcuni giorni scorre alto e il profumo è fresco. Altre volte è basso e fetido. Talvolta non sente di nulla. A volte odora di nuovo, altre volte di muschio.

Stabilito l’aroma e controllato l’aspetto dell’acqua si ritorna a casa per preparare la borsa.
Per chi frequenta il fiume sa che le scarpe sono fondamentali per non avere sorprese. Apro il mio armadio, dentro una scatola ormai logora ci sono le scarpe da fiume. Per la precisione Superga bianche, anzi ormai gialline; aggiungo un salviettone color cachi, pantaloncini da bagno e un libro tascabile piccolo e vissuto.
L’estate palazzolese scorre molto lentamente e le ore della giornata sembrano lunghissime e quasi immobili. In questo spazio-tempo quasi immutabile mi dirigo verso il fiume senza pensare a nulla. L’unico desiderio è rinfrescarmi.

C’è un orario ideale per godersi il fiume. Secondo me le 17:00. Il caldo non è più così tenace. I colori dell’acqua sono al massimo dell’espressione e la luce riflessa è decisamente più sostenibile agli occhi.
Continuo il mio percorso verso l’acqua. Sebbene quasi tutti i giorni mi unisca al fiume, ogni pomeriggio mi sembra sempre la prima volta. Non mi stanco mai di ripetere le medesime azioni, gli stessi rituali. Primo fra tutti la ricerca dell’angolo di giardino perfetto: pulito, non in pendenza e non troppo in ombra. Quando arrivo alla Rosta conosco tutti e nessuno. Mi guardo intorno e saluto con un cenno chi incrocia il mio sguardo. Solitamente ricambiano con garbo. Anziani che parlano con nipoti, pensionati che urlano mentre preparano il mazzo di carte, signore che calano le sedie di plastica nell’acqua bassa e rinfrescano i piedi gonfi: un cinema acquatico il cui schermo è la torre di Palazzolo, alta ed elegante anche nelle giornate più assolate e stanche.
Persino i movimenti e le persone paiono avvolte da un velo di ritualità e abitudine, come in una visione casta e pura di un quadro di Stendhal.

Ormai sono quasi le 17, l’acqua è più limpida delle aspettative e dopo aver appoggiato un piede in acqua per valutarne la temperatura decido di aspettare ancora un poco.
Vengo attratto da una luce riflessa. 
Non capisco se sia una canna lucida da pescatore o qualche inusuale gioco d’acqua. Mi fermo a ragionare e mentre mi ritrovo sdraiato sul bordo degli antichi lavatoi, mi chiedo perché non ci sia più gente a godere di quello spettacolo naturale. 
Uno spaccato paesaggistico che fonde in un meraviglioso abbraccio la bellezza della storia palazzolese, dei suoi monumenti quasi appoggiati sull’acqua e le ville molto più recenti e moderne. 
Passato e presente si riuniscono e non si scontrano. Talvolta stridono ma si parlano. 
L’impatto generale è forte e mai monotono. A rompere questa nostalgica meditazione fiumana è l’urlo di gioia di un anziano che esulta per la vittoria a briscola. Come in un risveglio brusco, mi desto da questi pensieri semplici e piacevoli sulla mia città.

Entro finalmente in acqua che mi avvolge in un abbraccio fresco e travolgente. La corrente spinge forte e i muscoli si risvegliano. Mi adagio dolcemente e mi lascio trascinare un poco dalla corrente per poi nuotare qualche metro più avanti. Nelle acque dell’Oglio, dentro le sue fresche correnti, mi sento benissimo. Mi sento a casa. Il caldo è annullato e una sensazione di completo benessere mi circonda. Probabilmente chi vive il fiume lo sa benissimo da tempo: l’Oglio pulisce la mente, rigenera dall’usura del tempo e ti rilancia in una dimensione nuova e positiva. L’Oglio è vivo.

L’Oglio è come un’entità magica e immutabile che da anni compie il suo percorso tagliando a metà una città incredibile come Palazzolo. Il fiume illumina e protegge. Rivela e nasconde. Conserva e cambia. Parla in silenzio. L’Oglio è come se avesse molto da dire anche al suo interno. L’Oglio è vivo. 
L’Oglio dentro.

(Davide Rubagotti: maestro alla Scuola Primaria di Mura; palazzolese doc; una bella moglie, un bel bambino e un bel Vespino... 50).