IL FIUME DELLE PRIME VOLTE


 

“Il fiume racconta leggende, mentre veloce va al mare, le narrano piano le onde e i pioppi le stanno ad ascoltare”, così recita una famosa canzone di Francesco Guccini; il poeta di Pavana udiva le leggende narrate dal fiume, come solo i poeti sanno fare.
Per me l’Oglio non fu un luogo di leggende, ma di esperienze prime, quelle che s’imprimono, senza più lasciarla, nella memoria di un ragazzo.
Ricordo, come fosse ora, il primo pesce dalla coda rossa pescato al Cornù. 

Il primo pesce non si scorda mai, tanto meno l’emozione che si prova a catturarlo. 
Oggi non pesco praticamente più e quelle rarissime volte in cui mi capita, rilascio il pescato, - Che torni al fiume, al suo luogo naturale! Sarà un segno di maturità? Boh.

Fu dall’altra parte del fiume, in Castrina, che feci la mia prima nuotata “importante”, l’attraversamento dell’Oglio, andata e ritorno quasi tutto d’un fiato, avrò avuto poco più di dieci anni. Era un’impesa “da grandi”, anzi, una sorta di battesimo, di iniziazione, una prova di fuoco (o di acqua?) che proiettava il ragazzo nel gruppo delle persone “adulte”, o comunque di quelli che potevano vantarsi di averlo attraversato, d’un fiato, il fiume.

Correva l’anno 1978, frequentavo la terza media, io ed un mio compagno di classe fummo (forse) i primi ad essere portati sul fiume in kayak dal Prof. Grassini, allora insegnante di educazione tecnica alla Martin Luther King di Via Dogane. 
Dico i primi, forse, perché non ricordo di aver mai visto, prima di allora, una “canoa” (così la chiamavamo) a Palazzolo, nessun kayak vidi prima di quello color verde-acqua sul quale, a turno, il professore ci insegnò a remare e remare, senza mai ribaltarci.

In riva al fiume ho consumato il mio primo gesto d’amore, la mia prima volta. Ma di ciò il fiume mi dice che è meglio tacere.

In una casa sulla riva al fiume, dove abitava, ci accolse la nostra giovanissima insegnante di matematica del liceo, aveva pochi anni più dei nostri, qualche giorno prima dell’esame di maturità. 
Ricordo il fiume che vedevo scorrere dalla finestra, ricordo l’estrema dolcezza con la quale lei ci voleva rassicurare, ricordo la nostra immensa paura. 
Era la prima volta che entravo in quella casa, e sarebbe stata anche l’ultima. Lei continuò a fare l’insegnante di matematica al liceo cittadino, io intrapresi un altro percorso di studi per il quale non era previsto alcun altro esame di matematica. 
Diversamente, chissà, ci sarei potuto tornare in quella casa, in riva al fiume.

Ormai, da molto tempo, non vivo più a Palazzolo, non frequento più le sue rive, anche se una passeggiata sul Lungo Oglio o al Parco Metelli me la regalo volentieri, quando posso.

Il fiume racconta leggende per il poeta di Pavana, per me conserva i ricordi di alcune prime volte, tra le più care alla mia memoria, forse le più belle.

(Massimiliano Chiari)